10 motivi per iniziare a correre

C’è una cosa che chi corre da anni spesso dimentica di dire a chi vorrebbe iniziare:
all’inizio correre fa schifo.

Non è poesia. Non è libertà. Non è “ascolto il mio corpo nel silenzio dell’alba”.
All’inizio – quando cominci a correre – hai la netta sensazione che il tuo corpo, forse solo il tuo tra tutti quelli di tutti gli esseri umani – non sia proprio adatto a correre.

I primi minuti sono quasi sempre così: il respiro si accorcia, le gambe sembrano due mobili dell’Ikea montati male, la testa inizia a proporre alternative ragionevoli: “Camminiamo?”, “Torniamo a casa?”, “Ma il nuoto no?”.

Eppure, se resisti abbastanza da superare quella fase, succede qualcosa. Non sempre subito, non sempre in modo romantico, ma succede: il corpo si scalda, il respiro trova un ritmo, la testa si svuota un po’. E quella cosa che sembrava una punizione comincia a diventare un’abitudine.

Haruki Murakami, che di corsa ha scritto pagine bellissime, diceva:

“Pain is inevitable. Suffering is optional.”

Il dolore, o meglio la fatica, fa parte del gioco. Ma il modo in cui la vivi cambia tutto.

Ecco allora 10 motivi per iniziare a correre, senza santificare la corsa e senza raccontarla come una religione. Più semplicemente: come una delle cose più accessibili, oneste e sorprendenti che possiamo fare con il nostro corpo.

1. All’inizio fa schifo. Poi cambia tutto

Diciamolo subito, così ci togliamo il problema: correre, all’inizio, può fare abbastanza schifo.

Non perché tu non sia portato. Non perché il tuo corpo sia sbagliato. Spesso perché non corri mai.

Pensaci: quante volte corri davvero in una giornata normale?
Per prendere l’autobus. Per evitare la pioggia. Per rincorrere un bambino. Per attraversare sulle strisce.

Fine.

Poi un giorno decidi di “iniziare a correre” e pretendi che il corpo si comporti come se fosse sempre stato pronto. Ma il corpo, giustamente, ti guarda e dice: “Scusa, noi fino a ieri eravamo specializzati in sedia, ascensore e parcheggio vicino”.

La cosa bella è che il corpo ricorda. L’essere umano non è l’animale più veloce, ma è un animale molto interessante sulla resistenza. L’ipotesi evolutiva più famosa, sostenuta da Bramble e Lieberman su Nature, è che molte caratteristiche del corpo umano siano compatibili con la corsa di lunga durata: gambe lunghe, tendini elastici, capacità di sudare, glutei importanti, postura eretta.

In pratica: non siamo ghepardi.
Siamo animali da “ok, magari piano, ma continuo”.

E poi c’è la chimica. Dopo un po’ il corpo produce sostanze che aiutano davvero a stare meglio: endorfine, endocannabinoidi, dopamina. Non è magia. È il corpo che, dopo averti fatto soffrire un po’, prova anche a farsi perdonare.

Frase da ricordare:

Non fidarti dei primi dieci minuti. I primi dieci minuti mentono.

2. Ti godi di più il cibo

Qui bisogna stare attenti, perché il rischio è dire una sciocchezza molto diffusa:

“Corro, quindi posso mangiare quello che voglio.”

Magari.

La verità è più interessante: correre ti cambia il rapporto con il cibo.

Non è più solo una questione di calorie, peccati, sensi di colpa, “oggi ho sgarrato”, “domani compenso”. Quando corri, inizi a capire una cosa semplice: il corpo consuma energia. E se consuma energia, va nutrito.

La pasta non è più il nemico.
Il pane non è un tradimento.
La pizza non è un fallimento morale.

Sono carburante. Certo, non tutto il carburante è uguale e non tutto va bene sempre, ma il punto cambia: non mangi per “premiarti” dopo aver sofferto. Mangi perché il corpo deve vivere, recuperare, adattarsi, funzionare.

Un aneddoto classico del runner: prima passi anni a guardare i carboidrati con sospetto. Poi al chilometro 25 di una maratona paghi tre euro per succhiare zucchero da una bustina appiccicosa chiamata gel energetico. E all’improvviso capisci che forse il problema non erano i carboidrati. Era il contesto.

3. È anche un mezzo di trasporto

Correre non serve solo ad allenarsi. Serve anche a spostarsi, esplorare, guardare i luoghi in modo diverso.

In vacanza è una delle cose più belle che puoi fare.

Prendi Roma. In 10 km, partendo dal Colosseo, puoi passare dai Fori Imperiali, Piazza Venezia, Campidoglio, Fontana di Trevi, Pantheon, Piazza Navona, Campo de’ Fiori, Castel Sant’Angelo e arrivare fino a San Pietro.

In pratica, in un’ora fai un riassunto della civiltà occidentale con le scarpe da running.

Oppure Parigi: Notre-Dame, Senna, Louvre, Tuileries, Musée d’Orsay, Pont Alexandre III, Invalides, Torre Eiffel. Non hai “visitato tutto”, certo. Però hai attraversato la città. L’hai sentita addosso.

Camminando vedi.
Correndo attraversi.

E spesso lo fai negli orari migliori: mattina presto, strade vuote, luce bella, turisti ancora a colazione.

4. È uno sport da soli, ma in compagnia

La corsa è strana: puoi farla completamente da solo, ma appena inizi scopri che è piena di persone.

C’è sempre qualcuno che cerca compagnia per correre. Anche quelli che dicono “io corro da solo”. Traduco: “Corro da solo perché non ho ancora trovato qualcuno che vada al mio ritmo, alla mia ora, con il mio stesso livello di lamentele”.

Correre insieme cambia tutto.
La fatica si divide.
I chilometri diventano conversazione.
Le salite diventano un problema collettivo, quindi psicologicamente meno offensive.

E poi succede una cosa bella: parli con persone con cui magari non avresti mai parlato. Colleghi, vicini, amici di amici, gente incontrata a una tapasciata di provincia alle 8 di domenica mattina mentre tutti gli altri esseri umani stanno ancora dormendo.

La corsa crea amicizie in modo semplice: ci si vede nel momento in cui non serve fingere troppo. Dopo venti minuti di corsa, siamo tutti abbastanza veri.

5. Si può iniziare a ogni età

Una delle frasi più sbagliate è:

“Ormai è tardi.”

Tardi per cosa? Per vincere le Olimpiadi, probabilmente sì. Per iniziare a muoversi meglio, respirare meglio, camminare più forte, correre qualche minuto, partecipare a una 5 km, stare bene in un gruppo? No.

Si può iniziare a 30 anni, a 40, a 50, a 60. Anche dopo.

L’importante è non iniziare come se dovessi recuperare tutta la vita sportiva persa in tre uscite. Quello è il modo migliore per farsi male, odiarsi e tornare sul divano con l’aria di chi “lo sapevo che la corsa non faceva per me”.

La corsa è democratica, ma non è stupida: ti chiede gradualità.

Prima cammini.
Poi alterni corsa e cammino.
Poi corri qualche minuto in più.
Poi un giorno ti accorgi che stai correndo senza pensarci.

Quello è un momento bellissimo.

6. Può costare poco

La corsa è uno sport economico. Almeno in teoria.

Ti servono scarpe adatte, vestiti comodi, un posto dove correre. Fine.

Poi, certo, se entri nel tunnel, le cose cambiano. Cominci a interessarti a scarpe con nomi da astronave, orologi GPS che misurano anche l’umore del polpaccio, calze tecniche, gel, cappellini, marsupi, occhiali, canotte, pantaloncini con più tasche di uno zaino da trekking.

Ma per iniziare serve poco. E questa è una cosa meravigliosa.

Non devi prenotare un campo.
Non devi trovare altri nove giocatori.
Non devi pagare una quota mensile.
Non devi aspettare l’orario del corso.

Apri la porta ed esci.

È una libertà enorme.

7. Ti regala ore della giornata che non pensavi esistessero

Chi inizia a correre scopre spesso un mondo parallelo: il mattino presto.

Le 6:30, per esempio, non sono solo un numero minaccioso sulla sveglia. Sono un orario in cui la città è diversa. Meno rumore, meno traffico, meno notifiche, meno richieste.

Corri e ti sembra di aver rubato un pezzo di giornata.

Poi torni a casa, fai colazione, inizi a lavorare, e hai già fatto qualcosa per te. Non una cosa enorme. Non un’impresa. Ma qualcosa che cambia il tono della giornata.

È come se la corsa aggiungesse tempo, anche quando tecnicamente lo occupa.

Perché un’ora di corsa non è solo un’ora “tolta”. Spesso è un’ora che rende migliori tutte le altre.

8. Più migliori, più ti piace

All’inizio correre è difficile perché tutto costa fatica.

Poi succede una cosa piccola ma decisiva: migliori.

Non devi diventare veloce. Basta diventare un po’ meno in difficoltà. Respiri meglio. Ti muovi meglio. Ti fermi meno. Il giorno dopo hai meno dolori. Fai lo stesso giro con meno fatica. Oppure fai cinque minuti in più.

E lì scatta qualcosa.

La corsa piace di più quando inizi a sentirti competente. Quando non sei più in balìa del fiato. Quando il corpo non protesta a ogni passo. Quando capisci che puoi scegliere: oggi piano, oggi un po’ più lungo, oggi solo per stare meglio.

Emil Zátopek diceva:

“If you want to run, run a mile. If you want to experience a different life, run a marathon.”

Non serve arrivare subito alla maratona. Ma il senso è bello: più la corsa si allunga, più diventa esperienza. Non solo esercizio.

9. Le gare sono feste

Da fuori, una gara di corsa sembra una cosa un po’ assurda.

Persone che si svegliano presto la domenica, si attaccano un numero sulla maglietta e vanno volontariamente a fare fatica insieme. Se lo descrivi così, sembra una pratica tribale.

E in effetti lo è.

Solo che è bellissima.

Le gare sono feste perché hanno tutto: attesa, partenza, musica, volontari, sorrisi, ansia, ristori, gente che applaude sconosciuti, bambini che danno il cinque, signori anziani che ti dicono “bravo” anche se stai andando a 7 al chilometro e vorresti solo diventare arredamento urbano.

La cosa bella è che non devi essere forte per viverle. Ci sono gare per ogni livello: 5 km, 10 km, non competitive, camminate, trail, mezze maratone, maratone.

La gara ti dà una cosa semplice: un obiettivo.
E avere un obiettivo cambia il modo in cui esci ad allenarti.

10. Puoi correre con i campioni

Questa è una delle cose più belle della corsa.

In quale altro sport puoi partecipare allo stesso evento dei migliori al mondo?

Nella corsa succede. Stessa strada, stesso arco di partenza, stesso traguardo, stesse regole. Certo, loro arrivano quando tu magari stai ancora cercando di capire se il dolore al fianco è grave o solo offensivo. Però siete lì, dentro la stessa cosa.

È come giocare una partita ufficiale con Cristiano Ronaldo. Solo che lui non ti passa la palla, e probabilmente quando tu arrivi lui ha già fatto stretching, doccia e conferenza stampa.

Ma il punto resta: la corsa mette insieme élite e amatori nello stesso rito.

Il campione corre per vincere.
Tu magari corri per finirla, per provarci, per stare con gli amici, per dire “l’ho fatta”.

Obiettivi diversi, stessa strada.

Ed è una cosa molto potente.

Quindi, perché iniziare?

Perché la corsa è semplice, ma non banale.

Ti mette davanti alla fatica, ma ti insegna a gestirla.
Ti fa sentire goffo, poi un po’ più capace.
Ti fa uscire di casa quando avresti mille scuse.
Ti fa conoscere persone.
Ti fa vedere le città in modo diverso.
Ti fa fare pace con il corpo e, spesso, anche con il cibo.
Ti dà obiettivi piccoli, poi un po’ più grandi.

Non devi correre forte.
Non devi correre tanto.
Non devi dimostrare niente.

Devi solo cominciare piano.

Magari alternando corsa e cammino. Magari con qualcuno accanto. Magari con la promessa di non giudicarti dai primi dieci minuti.

Perché i primi dieci minuti mentono.

La corsa vera, spesso, arriva dopo.