Quando si pensa alle gare iconiche, quelle da fare almeno una volta nella vita, vengono in mente New York, Londra, Boston. Le metropoli, le partenze oceaniche, le medaglie da mettere al collo, le foto davanti a skyline con profili di ponti e grattacieli. Castelbuono è un’altra cosa. Un piccolo borgo a meno di 100 km da Palermo, una festa di paese, una gara per poche centinaia di corridori e un’esperienza che, finché non la vivi, non puoi sapere quanto sia speciale. Devi essere lì, sotto le luminarie di Sant’Anna, in mezzo alla folla che ti incita e batte le mani, a spingere su per le salite folli e volare giù per le discese ripide, per capire che il giro di Castelbuono merita di stare in cima alla lista dei desideri di chiunque ami la corsa. Il Giro Podistico di Castelbuono non lo scegli solo tagliare un altro traguardo, lo scegli per entrare, anche solo per qualche giro, dentro la storia della gara podistica più antica d’Italia e d’Europa, che questo piccolo borgo e la sua comunità continuano a tenere viva dal 1912.
Perché ho scelto di correre il Giro di Castelbuono
Il Giro di Castelbuono è la gara podistica più antica d’Italia, arrivata quest’anno alla 100ª edizione e riservata esclusivamente a atleti uomini elite che partecipano su invito. È una gara iconica, non solo per il percorso o per l’albo d’oro, ma per tutto quello che si porta dietro. A Castelbuono sono passati campioni olimpici, maratoneti fortissimi, atleti che hanno fatto la storia del fondo e della corsa su strada, sia italiani che internazionali. Qui hanno vinto Orlando Pizzolato, Gelindo Bordin e Paul Tergat, solo per fare qualche nome. È una gara che per anni è entrata anche nelle case attraverso la televisione, raccontata con quell’aria un po’ epica delle corse di una volta: il paese pieno, il circuito stretto, il pubblico vicinissimo, i grandi nomi davanti e tutti gli altri intorno a guardare. Mi attirava proprio questo: una gara famosa che non è mai diventata una di quegli eventi commerciali da collezionisti di medaglie da finisher, ma una corsa che ha costruito il suo mito in un modo diverso, più locale e più profondo. Le major sono bellissime, certo, ma sono anche il riferimento più facile quando si parla di gare iconiche. Castelbuono invece devi sapere che esiste, devi volerci arrivare, devi avere voglia di capire perché un piccolo borgo delle Madonie aspetta ogni anno quei giri nel centro storico come qualcosa che riguarda tutti. Io volevo andarci per questo, per vivere l’atmosfera unica della “cursa i Sant’Anna”. Ha aiutato il fatto che io e Massimo avevamo in programma una vacanza in Sicilia proprio nella settimana della gara. Non è servito neanche parlarne, abbiamo comprato il pettorale e siamo volati a Palermo.
Che cos’è il Giro Podistico Internazionale di Castelbuono
Il Giro Podistico Internazionale di Castelbuono si corre a Castelbuono, in provincia di Palermo, nel cuore delle Madonie, ed è legato alla Coppa Sant’Anna, la festa patronale del paese. Nel 2026 è arrivato alla sua centesima edizione, anche se la prima si è tenuta nel 1912 – la gara ha quindi ben più di cento anni. È una manifestazione ufficiale, inserita nel calendario nazionale FIDAL e internazionale World Athletics, con un programma che dura tutto il pomeriggio: si inizia con le gare giovanili, si continua con il sentitissimo Palio delle Province, segue poi la gara Vintage e infine, alle 19.00 in punto, parte la gara assoluti maschile con grandi atleti da tutto il mondo. Il percorso è il circuito tradizionale nel centro storico: 1.134 metri con partenza e arrivo in Piazza Margherita, passando per Via Roma, Via Mario Levante, Piazza San Francesco, Via Cavour, Via Vittorio Emanuele, Piazza Matteotti e Via Umberto I. Gli assoluti corrono dieci giri, per un totale di 11,340 km; la Vintage, quella a cui ho partecipato io, ne prevede cinque, quindi poco meno di sei chilometri. Per partecipare bisogna essere in regola con tesseramento e certificato agonistico secondo le norme FIDAL: nel 2026 le iscrizioni erano gratuite per le gare previste dal programma, con una quota di 15 euro per la Vintage da pagare online. Il ritrovo per atleti e giuria era fissato un’ora prima della propria gara in Piazza Margherita, dove fino alle 17 era possibile ritirare pettorali e pacco gara.
La mia corsa dentro la Cursa: com’è stato correre la Gara Vintage a Castelbuono
Il Giro di Castelbuono è emozionante da subito, da quando parcheggi la macchina e attraversi il borgo a piedi per andare in zona partenza. Il pubblico è già ai lati delle strade e riempie Piazza Margherita, dove si ritirano i pettorali e dove sono posizionati gli archi di partenza e arrivo. Io e Massimo ritiriamo i pettorali, sbirciamo nel pacco gara pieno di prodotti locali e iniziamo il riscaldamento. Il caldo è torrido, a ogni giro abbiamo bisogno di fermarmi alle fontanelle per bagnarci. Noi donne partiamo due minuti prima degli uomini, mi separo da Massimo e vado alla partenza, posizionandomi davanti. Guardo le mie scarpe che calpestano la stessa start line su cui hanno poggiato le suole di alcuni tra i corridori più grandi d’Italia e del mondo. I nomi dei vincitori delle 100 edizioni sono scritti su altrettante placche di ottone che formano la linea di partenza, leggo Orlando Pizzolato, Gelindo Bordin, Yeman Crippa. Il giudice spara: parte la gara, tengo a freno la foga e lascio passare davanti quattro o cinque atlete che partono forte, mi posiziono dietro di loro e cerco di stare col gruppo di testa. La prova più dura mi si presenta subito, dopo poche decine di metri inizia una salita spietata che fa subito selezione. La affronto a testa bassa, spingo forte ma senza dare tutto: so che dovrò rifarla cinque volte e voglio che la quinta sia migliore della prima.
Il percorso del Giro di Castelbuono
Il circuito tradizionale di Castelbuono misura 1.134 metri e passa da Piazza Margherita, Via Roma, Piazza San Francesco, Via Cavour, Piazza Matteotti, Via Umberto I e ritorno in Piazza Margherita. La salita è una sola ma è davvero cattiva perché impenna proprio sul finale, prima di scollinare e svoltare giù per la discesa. Se pensi di recuperare in discesa, sbagli: è lì che devi spingere davvero perché la gara si gioca tutta lì. Man mano che mi riavvicino a Piazza Margherita inizio a sentire il tifo del pubblico in un crescendo che esplode quando passo sotto l’arco. Ma non sono arrivata: è solo il primo passaggio di cinque. La seconda volta la salita mi prende meno alla sprovvista, adesso so qual è la velocità che posso permettermi di tenere per arrivare in cima senza rallentare o camminare, tengo il passo regolare e controllo il respiro. A questo punto ho cinque avversarie davanti, abbastanza vicine da vederle ma troppo lontane per pensare di prenderle, sono più staccata dal gruppo di testa di quanto avrei voluto ma d’altra parte cercare di rincorrerle a questo punto è troppo rischioso, ho ancora più di tre giri da fare. Al terzo giro la mia lucidità viene premiata: una delle atlete che ho davanti cede in cima alla salita, la supero. Quasi contemporaneamente, però, vengo a mia volta superata da quella dietro di me, sono sempre in sesta posizione. Al quarto giro sopravvivo, convinta che i giochi siano fatti. Un sesto posto a Castelbuono e un probabile primo posto di categoria è comunque più di quello che avrei osato sperare, un risultato di cui essere orgogliosa. Affronto l’ultima salita con tutta la forza che ho saputo tenermi da parte nei giri precedenti, senza cedere di un secondo. Proprio in cima a quell’ultima salita supero, una dopo l’altra, quelle due atlete giovani e slanciate che alla partenza ero convinta si sarebbero giocate la vittoria. Mi lancio giù per la discesa dando fondo a tutte le energie che ho ancora in corpo, non controllo più il respiro, non controllo più le braccia, lancio le gambe e i piedi in avanti per guadagnare sempre più terreno e non rischiare di essere ripresa. Arrivo quarta assoluta, prima di categoria, fradicia di sudore e zuppa di felicità.
A chi consiglio il Giro di Castelbuono
Il Giro di Castelbuono lo consiglierei soprattutto a chi ama la corsa anche per la sua storia, la sua cultura, i suoi aneddoti: i nomi, i racconti, le rivalità, i campioni passati da lì, le gare che hanno costruito un pezzo di immaginario prima ancora dei social e delle medaglie da finisher. È una corsa per chi, oltre alle major e alle grandi maratone, ha voglia di scoprire anche luoghi meno ovvi ma che hanno fatto la storia di questo sport. Castelbuono non è la gara da scegliere se si cerca un percorso facile, veloce o comodo da gestire. È una gara da scegliere per far parte di una lunga e importante tradizione e per vivere emozioni forti, uniche: un circuito nervoso nel centro del paese, il pubblico vicinissimo, l’atmosfera della festa di Sant’Anna, la sensazione di correre dentro una storia più grande della propria prestazione. La consiglierei anche a chi, come ho fatto io, vuole abbinare una gara a un viaggio in Sicilia e a chi non si spaventa davanti a curve, salite brevi, caldo e ritmo spezzato. Il passo medio, qui, dice poco: conta molto di più esserci, sudarsela e arrivare al traguardo con la sensazione impagabile di aver realizzato un’impresa riservata a pochi.
Chi può partecipare al Giro Podistico di Castelbuono
Il regolamento prevede diverse formule: gare giovanili, gara Vintage maschile e femminile, gara assoluti maschile con juniores, promesse, seniores e master . In generale possono partecipare atleti tesserati FIDAL dai 16 anni in su; atleti con Runcard o Runcard-EPS dai 20 anni, con certificato medico agonistico per atletica leggera; atleti stranieri tesserati con club affiliati a federazioni riconosciute da World Athletics. La gara assoluti è ad inviti e richiede tempi di accredito sotto i 36 minuti sui 10 km. Queste informazioni fanno riferimento all’edizione 2026, ma è necessario fare sempre riferimento al regolamento pubblicato sul sito ufficiale.
Cosa sapere prima di partecipare al Giro Podistico di Castelbuono
Prima di partecipare al Giro Podistico di Castelbuono conviene leggere bene il regolamento dell’edizione in corso, perché non è una gara da improvvisare all’ultimo. Bisogna verificare per tempo iscrizione, categorie previste, tesseramento, certificato medico agonistico, orari di partenza e modalità di ritiro del pettorale.
Nel 2026 il programma era distribuito nel pomeriggio, con gare giovanili, Palio delle Province, Vintage maschile e femminile e gara assoluti maschile: questo significa che il paese inizia a riempirsi presto e che arrivare all’ultimo non è una grande idea. Il mio consiglio è di essere a Castelbuono con buon anticipo, sia per ritirare il pettorale senza fretta sia per trovare parcheggio nelle strade limitrofe al centro storico, prima che la zona della gara diventi più complicata da raggiungere.
Anche il caldo va considerato: si corre a fine luglio, in Sicilia, su un circuito cittadino nervoso, nel cuore di un borgo affollato. Meglio portare acqua, qualcosa da bere anche prima del riscaldamento, un cambio asciutto e tutto quello che serve per non dipendere troppo dall’organizzazione sul momento. Per il riscaldamento si corre poco più su dell’area di partenza, dove si trova il castello. Ci sono due fontanelle con acqua freschissima e potabile proprio sulla porta antistante la piazza del castello. Se si arriva da fuori, vale la pena fermarsi a dormire: io sono stata al Villaggio dei Balocchi a pochi minuti di auto dal borgo e mi sono trovata molto bene; in alternativa ci sono diversi b&b in centro, molto comodi per vivere la gara senza spostamenti, ma vanno prenotati con largo anticipo perché nei giorni della festa e del Giro Castelbuono si riempie.
In breve: 8 cose che è bene sapere prima di correre il Giro di Castelbuono
- Leggi il regolamento prima di iscriverti.
- Controlla tesseramento e certificato medico agonistico.
- Arriva in paese con largo anticipo.
- Parcheggia nelle strade vicine al centro storico prima che si riempiano.
- Ritira il pettorale senza ridurti all’ultimo.
- Preparati al caldo e porta da bere.
- Rinfrescati alle fontanelle tutte le volte che puoi mentre aspetti di partire.
- Prenota l’alloggio presto, soprattutto se vuoi dormire in centro.
Come allenarsi il Giro di Castelbuono: consigli pratici per arrivare preparati al percorso
Per preparare il Giro di Castelbuono non serve pensare solo alla distanza, perché cinque o dieci giri su quel circuito non si corrono come una gara lineare. Il percorso è breve, ma nervoso e muscolare: curve, saliscendi, pubblico vicino, cambi di ritmo continui e poca possibilità di trovare un passo regolare. Per arrivare preparati conviene inserire qualche allenamento su percorsi ondulati, con tratti in salita breve e discesa, e abituarsi a rilanciare senza andare subito fuori giri. Sono utili anche lavori a variazione, tipo progressivi, fartlek o ripetute brevi con recupero attivo, perché a Castelbuono il ritmo non resta mai davvero uguale. Un’altra cosa da allenare è la gestione delle curve: non tutte le gare si vincono o si perdono lì, ma su un circuito da ripetere più volte ogni rilancio pesa. Io eviterei di fissarmi troppo sul passo medio: tra caldo, pendenze e tracciato, il Garmin rischia di raccontare una gara diversa da quella che stai correndo. Io non ho mai guardato il ritmo, mi sono concentrata solo a tenere costante l’intensità dello sforzo. Meglio partire controllati, lasciare che il corpo entri nel circuito e accettare che i primi giri servano anche a capire dove spingere e dove respirare. E poi c’è il caldo: fine luglio, Sicilia, partenza nel pomeriggio. Arrivare idratati, fare un riscaldamento intelligente e non esagerare prima dello start conta quasi quanto l’allenamento.

Buone corse!







